(Cittadino e Provincia) – Montone, 1 febbraio ’22 – “La Comunità di Montone è stata davvero orgogliosa del conferimento al nostro concittadino Alfredo Ricci della “Medaglia d’onore”, in qualità di internato nei campi di prigionia tedeschi”. Sono le parole del sindaco Mirco Rinaldi, e dell’intera amministrazione comunale, appresa la notizia della cerimonia di consegna da parte del Prefetto di Perugia di undici Medaglie d'Onore, concesse dal Presidente della Repubblica a cittadini deportati ed internati nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale, tra cui Alfredo Ricci, nato e ancora residente nel borgo dell’Altotevere.
“Ho creduto opportuno - prosegue il primo cittadino - ringraziarla ufficialmente come sindaco di Montone e, con l’occasione, esprimere il mio pensiero a ridosso della Giornata della Memoria. L’istituzione di una data e di una ricorrenza così importante per ricordare le vittime dell’Olocausto è per tutti un valore assoluto. Assume poi, nel Comune di Montone, dove è nato e vive Alfredo Ricci, eroico sopravvissuto nonché testimone di quelle atrocità e barbarie, un valore ASSOLUTO.
Avremmo avuto piacere di essere presenti in questa importante giornata celebrativa ma siamo lo stesso molto lieti, come comunità, per questo riconoscimento al nostro concittadino, vero esempio dei Giusti.
È questo un momento di grande difficoltà legata a molteplici fattori, come quelli sanitari, economici, sociali, ma la negazione dei diritti, la violenza e la sopraffazione, si stanno riaffacciando prepotentemente. C’è un PATRIMONIO della MEMORIA che dobbiamo assolutamente preservare e far conoscere. Alfredo Ricci, rappresenta LA MEMORIA, del e per il nostro territorio, di quella tremenda storia legata al totalitarismo nazista e al genocidio di tutte le categorie indesiderate o considerate inferiori, per razza, sesso, religione.
Mai come oggi, nella società globalizzata, occorrono modelli positivi, esempi inoppugnabili, ai quali ispirarsi per costruire percorsi basati sul rispetto umano. Le “armi” di queste persone sono il contrario della sopraffazione, della negazione! Solo con immane sacrificio, profonda sofferenza, durissime privazioni, si sono opposti eroicamente, riconquistando dignità e rispetto dei diritti umani.
Primo Levi in ‘Se questo è un uomo’, si chiede se possano definirsi uomini coloro che sono privati della loro umanità cosicché non possano più difendersi o reagire. Sono dure le immagini che emergono dal racconto di ciò che si viveva in un campo di concentramento; tuttavia Levi ci ha invitato a riflettere affinché l’errore e l’orrore non si ripetano, dicendo: ‘MEDITATE CHE QUESTO È STATO’.
Su questo insegnamento continueremo ad impegnarci per conservare la memoria, rivolgendoci in particolare alle giovani generazioni con lo scopo di non dimenticare e non ripetere mai più quelle atrocità, così sarà onorato anche il concittadino Alfredo Ricci”.